lunedì 7 settembre 2015

Il liutaio




C’era una volta un uomo con gli occhi profondi come l’oceano e il volto segnato dagli anni, che da oltre mezzo secolo viaggiava, senza sosta, da un continente all’altro, con lo stesso logoro paio di scarpe ai piedi e una grande custodia nera sulle spalle.
Aveva camminato lungo le strade di tutto mondo, attraversando boschi e deserti, sotto il sole spietato e la pioggia battente, aveva sfidato tempeste di neve e bufere di vento e aveva imparato a sopportare il freddo, la fame, la solitudine in nome dell’unica cosa che fino ad allora lo aveva tenuto in vita: un oggetto costruito molti anni prima che le mani sporche d’odio della guerra gli avevano tolto.
Più volte, durante quei lunghi anni di cammino, aveva incontrato la Morte e ogni volta le aveva chiesto di concedergli ancora tempo.
“Ogni volta che rimandi, perdi un pezzo della tua anima”, gli ricordava lei.
Allora il vecchio la guardava dritto negli occhi e rispondeva: “Avrai quello che ne rimane.”
“Stai cercando di spaventarmi, vecchio?”
“Rammenta, all’anima è legato tutto il dolore di un uomo. Avrai anche quello”.
“Potresti non trovare mai quello che cerchi”.
“Allora sarò costretto a vivere in eterno“. E voltando le spalle alla Morte, riprendeva a camminare, lo sguardo fisso su una strada sempre uguale e l’ombra triste di un sorriso sulle labbra.
In fondo la Morte non era tanto diversa dagli uomini. Era pronta a barattare un po’ del suo potere per vivere, anche solo un attimo, la vita di qualcun’altro.
Per un breve istante il vecchio provò qualcosa di molto simile alla compassione. Solo un’esistenza vuota non distingue il confine tra curiosità e avidità.
Se fosse stato un uomo diverso, le avrebbe lasciato quella fame in eredità, insieme al pezzo di anima che le aveva promesso, ma con il tempo, aveva imparato che la vendetta, anche se lieve come un soffio, trasforma chi la sceglie nella stessa arma che lo ha ferito.
Quando sarebbe arrivata la fine, le avrebbe svelato il suo segreto. In nome di qualcosa che si chiama onestà.
Poi arrivò un altro inverno. Il vecchio si fermò in una città uguale a tante altre e così come aveva fatto in passato, quando il freddo e la stanchezza diventavano un bagaglio troppo pesante da portare, trovò rifugio in una piccola bottega abbandonata tra i vicoli più poveri della città.
“Non cammini più vecchio?” gli chiese la Morte una sera.
“A volte fermarsi è il solo modo per non perdersi”.
“A volte fermarsi significa cedere”.
Il vecchio le sorrise. “Quando accadrà, sarai la prima a saperlo. Ti chiederò di venirmi a prendere.”
“Potrei anche non farlo. Potrei decidere di lasciarti su questa terra ancora un po’”.
“Verrai”, disse il vecchio, alzando lentamente lo sguardo su di lei. “Il prezzo della mia anima è la tua pietà.”
“Perché non hai paura di me?”
“Perché quello che potrei trovare mi ha già ucciso, ogni giorno, per cinquant’anni.” Il vecchio soffiò sulla candela accanto al davanzale e appoggiò la testa sul cuscino. Solo quando la Morte se ne fu andata riaccese la luce e prese dalla tasca del logoro cappotto un foglio di giornale, piegato con cura per non rovinare l’immagine di un volto che non aveva mai dimenticato.
Le persone non cambiano, non se ti hanno permesso, anche una sola volta, di guardare nella loro anima. E quegli occhi, che lui aveva visto sul volto di un ragazzo molti anni prima, erano gli stessi dell’uomo che si sarebbe esibito a Cracovia, sul finire dell’inverno.
Il giorno dopo il vecchio contò i pochi soldi che aveva e andò dal barbiere in fondo alla strada. Aveva bisogno di un volto ordinato e pulito. Poi si diresse verso il teatro e vi appese un annuncio scritto a mano: “Mastro liutaio” con l’indirizzo della sua fatiscente bottega e quando tornò a casa, aprì la grande custodia che lo aveva accompagnato lungo tutto il suo lunghissimo viaggio e, uno a uno, estrasse gli strumenti di un mestiere che aveva amato più della sua stessa vita.
Pochi giorni dopo il primo cliente bussò alla sua porta. Era un padre con un ragazzino per mano e una vecchissima custodia di violino stretta nell’altra.
“Non vale molto”, si scusò l’uomo, porgendogli il violino malandato. “Ma è il solo che posso permettermi”.
Il vecchio sfiorò la cassa con la punta delle dita, poi per un tempo che parve infinito lo girò e lo rigirò tra le mani. Infine tese l’archetto e lo passò sulle corde consumate. “Piange”, disse con una strana luce negli occhi. “Ma l’anima è intatta. Lo riporterò in vita”.
E così fece. Giorno dopo giorno, per settimane, lavorò per restituire la voce a quel vecchio violino e con i soldi che guadagnò si comprò un paio di calzoni nuovi.
Altri clienti bussarono alla porta della sua bottega e ben presto anche i musicisti del teatro cominciarono ad affidargli ciò che di più caro avevano al mondo: i loro strumenti.
Fu poco dopo Natale che arrivò, tra tanti violini e violoncelli, un contrabbasso.
“E’ un capolavoro”, disse il collezionista. “Riconosce la firma del liutaio?”
Il vecchio non ebbe bisogno di guardare.
“Mi hanno detto che lei fa miracoli.”
“Farò quello che posso”.
“Senza fretta”, disse l’uomo, lasciando cadere sul tavolo un paio di banconote.
Il vecchio scosse la testa. “Niente soldi. Io restauro il contrabbasso e lei mi aiuta a trovare un biglietto per il concerto di Cracovia.”
Il collezionista lo guardò divertito. “Solo questo?”
“Solo questo”.
“Avrà il suo biglietto”, promise e prima di uscire, si girò a guardare un’ultima volta la strana, triste luce negli occhi del vecchio.
Per giorni la Morte lo spiò in silenzio. Si può piangere senza versare lacrime? Era questo il dolore invisibile di cui parlava il vecchio? Per la prima volta in tanti anni la Morte scelse di non farsi vedere e rimase a guardare quelle mani senza tempo riportare in vita, pezzo dopo pezzo, l’oggetto più bello che avesse mai visto.
“Sei capace di suonarlo?” chiese una sera, sedendosi di fronte a lui.
Il vecchio alzò lo sguardo su di lei e sorrise. “Ho apprezzato la tua silenziosa compagnia”.
“Osservavo”.
“I saggi osservano. Gli stolti si limitano a parlare”.
“Lo prendo come un complimento”.
“Lo è”.
“Posso sentirlo suonare?”
Il vecchio sorrise di nuovo. Era la prima volta in tanti anni che la Morte mostrava un lato di sé che ricordava l’infanzia. “Quando avrò guarito le sue ferite, suonerò per te.”
“E’ questo il tuo segreto, vero?”
“In parte”.
“Aspetterò”.
Fu la notte prima della partenza per Cracovia che il vecchio sistemò il contrabbasso tra le gambe, girò la rondella dell’archetto per tendere i crini nuovi e regalò alla Morte L’aria sulla quarta corda di Bach.
Il mattino dopo, prima ancora che facesse chiaro, il collezionista venne a prendere il contrabbasso. Gli consegnò una busta chiusa con la ceralacca. “Il suo biglietto, maestro.” Poi, con una naturalezza che contraddistingue le grandi persone, posò sul tavolo un pacco. “Ho chiesto al mio sarto di confezionarle un abito adatto per la prima a Cracovia. Lo veda come un umile segno della mia gratitudine. “
Il vecchio tacque. Maestro. Erano anni che nessuno lo chiamava più così. Abbassò un attimo lo sguardo, poi lo risollevò e tese la mano all’uomo che lo aveva aiutato a compiere l’ultimo, difficile, tratto del suo cammino.
Poche ore dopo era di nuovo in viaggio, le stesse scarpe logore ai piedi e la stessa custodia nera sulle spalle. Cinquant’anni dopo stava ripercorrendo la stessa strada che, allora, dall’inferno avrebbe dovuto riportarlo a casa. Una stanza vuota, in cui ogni cosa, compreso il tempo, era rimasto sospeso nell’urlo di disperazione di un padre, costretto a nascondere il proprio figlio in un posto da cui, forse non sarebbe mai più uscito. L’inferno era iniziato allora, quando il dolore aveva scavato dentro di lui un abisso. E da quel giorno aveva cominciato a camminare lungo le strade di tutto il mondo, alla ricerca della sola cosa per cui era sopravvissuto.
“Questi binari sono maledetti”, disse la Morte camminandogli accanto mentre il sole tramontava.
Il vecchio non rispose.
“Hai viaggiato su uno dei loro treni, non è così?”
“In molti hanno viaggiato su quei treni”.
“Ma tu sei tornato”.
Il vecchio si fermò e la guardò dritto negli occhi. “Tu dov’eri allora?” Poi, senza attendere una risposta, le voltò le spalle e continuò a seguire i vecchi binari nascosti dall’erbaccia, pregando quello stesso Dio che aveva maledetto anni prima, e per la prima volta dopo quasi mezzo secolo, proseguì il suo viaggio attraverso la notte, senza fermarsi.
Gli ci vollero due mesi e sette giorni per attraversare l’Europa e arrivare nella città che avrebbe posto fine a tutto, al dolore, alla speranza, al suo viaggio attraverso un’intera vita. Due mesi e sette giorni di cammino incessante sotto la neve e la pioggia, coperto solo da un vecchio mantello, per tornare là dove tutto aveva avuto inizio.
Prima di varcare le porte della città si fermò a guardare i campi di grano mossi dal vento e il cielo straordinariamente limpido e pensò che quello era un giorno perfetto per morire. Percorse senza fretta le strade della propria infanzia fino al centro, si rinfrescò e si sbarbò, poi indossò l’abito ricevuto in dono dal collezionista e lentamente, con un’eleganza e un portamento che la Morte non gli aveva mai visto, il vecchio salì i gradini verso l’ingresso del teatro.
E lì, per un attimo, i confini tra passato e presente parvero dissolversi e all’improvviso il vecchio vide uomini con la stella a sei punte sul petto mescolarsi con donne che indossavano abiti fruscianti di seta, soldati col volto indurito dalla guerra passare accanto a persone che forse non ricordavano neppure quegli anni. Fu allora che il vecchio ebbe la certezza di aver trovato ciò che aveva sempre cercato.
Attese che tutti entrassero e, quando le luci si abbassarono, si sedette in un angolo del foyer e chiuse gli occhi.
“Non entri?” sussurrò la Morte confusa.
Il vecchio scosse la testa e sollevò la mano per farle segno di ascoltare.
E la Morte ascoltò. Per un tempo che parve dilatarsi all’infinito rimase immobile a farsi accarezzare da qualcosa di così vicino all’amore da provare una sensazione fino ad allora mai conosciuta: la pace.
Aveva camminato accanto al vecchio per così tanti anni senza sapere chi fosse e cose stesse cercando. Gli aveva concesso tempo per una ragione che non avrebbe saputo spiegare e troppo tardi aveva capito che accompagnarlo nel suo viaggio era stata forse la sola cosa buona che avesse mai fatto. La voce che usciva dal contrabbasso era il pianto di un’anima che lei aveva raccolto tra le sue braccia molto tempo prima, in una buia e silenziosa notte d’inverno.
“E’ morto chiuso lì dentro”, disse il vecchio, il volto rigato dalle lacrime.
“Non lo puoi sapere”, mentì la Morte.
Allora il vecchio si girò verso di lei e la guardò dritto negli occhi con una disperazione che fece male. “Avrei dovuto portarlo con me.”
E in quell’istante l’abisso si spalancò.
La Morte sentì il rumore degli stivali e dei fucili per strada, le grida delle persone caricate a forza sulla camionette e vide un padre nascondere il proprio bambino nella cassa armonica di un contrabbasso. Sentì le parole mormorate sottovoce mentre una monetina d’oro scivolava dalla mano grande a quella piccina, poi vide l’uomo sollevare il fondo del contrabbasso da terra e inchiodarlo più in fretta che poteva alla cassa.
Udì i passi concitati per le scale, il rumore dei soldati che sfondavano la porta e il colpo inferto alla tempia dell’uomo immobile al centro della stanza. Li vide perquisire, distruggere e umiliare con quella violenza che solo la guerra porta con sé.
Solo un soldato, con gli occhi ancora puri dell’infanzia, si fermò a guardare il contrabbasso senza puntale, appoggiato in un angolo. E quegli occhi, rivolti poi all’uomo inginocchiato a terra, avevano reso sopportabile l’insopportabile per tutti quegli anni.
“Tornerò”, bisbigliò il giovane soldato senza staccare gli occhi da quelli dell’uomo. “Quando questa follia finirà, tornerò e mi prenderò cura di lui.”
“I chiodi”, gli disse con la voce rotta.
“Lo so”, rispose il soldato e prima di spingerlo sulla camionetta, gli strinse con forza il braccio. “Tornerò.”

Poi l’abisso si richiuse.
La Morte sollevò una mano e dopo un attimo di esitazione l’appoggiò delicatamente sulla spalla del vecchio.
Il teatro era vuoto.
Quando anche le ultime luci si affievolirono, l’uomo con gli occhi puri come l’infanzia, uscì da dietro le quinte, si sbottonò senza fretta il colletto della camicia e così come aveva sempre fatto alla fine di ogni concerto, strinse con disperata dolcezza la mano intorno alla monetina che portava intorno al collo.
Il vecchio indietreggiò di un passo, poi di un altro, mentre il suo corpo si svuotava di un dolore che lo aveva accompagnato per mezzo secolo, poi cadde in ginocchio, si coprì il volto con entrambe le mani, e quando seppe di essere pronto, cercò gli occhi della Morte. “Portami via”.

Tutti i diritti riservati ©Claudia Mancino

127 commenti:

  1. Raramente mi capita di leggere qualcosa di veramente straordianario. Questa storia lo è.

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  2. Doloroso e commovente: stupendo!!! (Lorenzo)

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  3. Tanto intenso da far male, anche crudele, ma meraviglioso! (Chiara)

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  4. Una forte stretta al cuore! Molto toccante! (Artemisia)

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  5. Le ho amate tutte le tue storie perchè ognuna è un piccolo capolavoro con così tanti piani di lettura differenti che per comprenderle davvero non è sufficinete fermarsi alla prima lettura. Ma questa è veramente straordinaria. Ho sperato fino alla fine che il musicista fosse suo figlio anche se dentro di me sapevo esattamente che non poteva essere possibile. E sono rimasto profondamente sconcertato e commosso dalla tua capacità di umanizzare la Morte, quasi a renderla fanciulla in certi momenti, con la sua curiosità prima quasi morbosa e poi infantile. Le hai dato un volto e quel volto è qualcosa di straordinario. Mario F.

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    1. Scrivere questa storia non è stato facile e finirla, lasciarla andare ancora più difficile. Non so se è stato un mio modo di cominciare a fare amicizia con la morte o cercare di darle un volto umano in un mondo che ha smesso di vederla come parte della vita. Quello che hai scritto è davvero bellissimo e ti ringrazio. Non volevo che la fine fosse scontata. Mi piaiceva l'idea di lasciare al lettore una seconda possibilità di interpretazione. Grazie Mario F.

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  6. Molto bella questa storia Claudia, delicato e dolce il protagonista ed affascinante l'immagine della morte. Brava, veramente!

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  7. Di una bellezza straordinaria, di un'intensita' che lascia senza fiato . Sei bravissima.

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  8. Meravigliosa, toccante, perfetta

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    1. Perfetta non so, ma molto molto sentita. Grazie Fabrizio, di cuore

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  9. Un capolavoro. Straordinaria la figura della Morte. Chapeau

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  10. Oh, che storia triste... sai che non riesco a smettere di leggerla? E' bellissima, Claudia.

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  11. Fino alla fine ho sperato che il bambino si fosse salvato. Poi ho capito che non poteva essere così e ho pensato a tutto il dolore che il musicista doveva portarsi dietro e a quella monetina che giorno dopo giorno gli ricordava di non essere arrivato in tempo. Quante storie come queste di cui non sappiamo nulla. E quanto amore ci hai messo.

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    1. Sai, molte persone hanno visto in questa storia un finale diverso. Grazie Filippo

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  12. mi sono commossa fino alle lacrime. Bellissima

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  13. La leggerò ai miei studenti. E' meravigliosa

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  14. Il modo in cui hai dato un'anima alla morte e' incredibile. Curiosa come un bambino, avida come un adulto, una morte che nonostante i secoli cambia e si ammorbidisce e si commuove. Una morte profondamente umana dopo il viaggio col vecchio. Una morte che ha visto la storia e che nonostante tutto prova compassione. Storia di una bellezza rara. Complimenti

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  15. Superbe! Merci pour ta histoire.

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  16. Da leggere e rileggere. Ogni volta scopro qualcosa che mi era sfuggito, ogni volta mi commuovo. Il rapporto tra la morte e il vecchio è straordinario, molto piàù umano di quanto a volte lo siano i rapporti tra uomini. Compassione, tenerezza. E' davvero un capolavoro.

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  17. Emozione allo stato puro. Vorrei che la morte fosse davvero così, vorrei sapere che capisce quanto ci costa lasciare questa vita e vorrei avere il tempo di camminarle accanto per qualche tempo prima che mi porti con sè. Scritto con una maestria rara. I miei complimenti

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  18. Comcordo nel dire che è un capolavoro. La figura della Morte è bellissima nella sua umanità e la storia del Vecchio toccante in ogni sibgola riga. Anceh io l'ho letta e riletta perchè sentivo il bisogno di capire, assaporare con calma un'intensità che hai racchiuso in ogni parola. Niente è lasciato al caso e questa secondo me è la tua forza. E la musica... sono andata a ascoltare l'aria sulla quarta corda di Bach e ho riletto la storia ascoltandola e e la sensazione è stata fortissima. Deci avere un rapporto molto speciale con la musica, Claudia. Bravissima!

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    1. L'aria sulla quarta corda è un capolavoro. Senza musica non so se sarei capace di scrivere perchè parte sempre tutto da lì. Grazie Cecilia

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  19. Alessandra Gaidoottobre 19, 2015 3:23 PM

    Hanno già scritto tutto quello che volevo dire!!! Non mi resta che inchinarmi, come si faceva ai tempi andati di fronte a qualcosa di davvero speciale. E vale per tutte le tue storie. E sono così contenta di questa tua scelta di regalarle al pubblico. Ho letto nel commenti del blog che tornare in possesso dei diritti d'autore è stata per te la cosa più importante. Lo è anche per noi, perchè queste storie sono un regalo. Ti auguro tutto il successo che meriti.
    Alessandra

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    1. Grazie Alessandra. Non hai idea di quanti pasticci sono riuscita a fare mentre creavo il blog e ancora adesso ci litigo :-)) diciamo che da un punto di vista informatico non sono una cima, e ci sono tante cose che vorrei poter fare, ma un passo per volta sto imparando. Regalarle mi sembrava la scelta più giusta. I libri sono andati tutti esauriti e questa è una cosa bellissima. Perchè lasciarle morire?

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  20. Perfetta in ogni respiro, in ogni parola, in ogni silenzio.

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  21. Una storia delicata e dura. Ma quanto sei brava?

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  22. Sono assolutamente d'accordo con Camillo: perfetta in ogni respiro e parola. Commovente

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  23. Semplicemente straordinaria e non importa se lo hanno già scritto. Le ho lette tutte Claudia e ho visto una lenta, possente evoluzione nelle tue storie, così mi è venuto da pensare che forse segui la crescita dei tuoi figli. Ho visto giusto?

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  24. Vita e morte che diventano amici... straordinario

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  25. La più bella. Mi sono commosso.

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  26. Questa è un vero e proprio capolavoro. Capeau

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  27. L'ho letta tre volte. La prima veloce perchè hai un modo di scrivere che spinge a divorare le tue storie. La seconda con calma, assaporando sensazioni, emozioni e parole. La terza con una saggezza diversa e un luccichio agli occhi perchè sapevo, perchè ora era tutto chiaro, più drammatico, più dolce. Raramente mi capita di amare tanto qualcosa che leggo.

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  28. Questa è una storia potente, sono senza parole!
    Brava, brava davvero :-)

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  29. Questa è una storia potente, sono senza parole!
    Brava, brava davvero :-)

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  30. Stupenda! Fortissima! Devastante!
    Artemisia

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    1. A riciao Artemisia :-) Bello vederti di nuovo! Un abbraccio

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  31. Che racconto emozionante. Mai una parola di troppo. Perfetto. Bellisssimo. Fortissimo.

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  32. Grazie di cuore Mariapaola e benvenuta

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  33. Meravigliosa. Commovente. Perfetta

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  34. Questa mi ha lasciato senza fiato e con gli occhi lucidi. Hanno ragione: è un capolavoro. Insegno storia e con il tuo permesso vorrei stapare la storia e portarla a scuola. Ti mando i miei dati via mail. Grazie
    Mariagrazia R.

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    1. Stampala e abbine cura. E fammi sapere la reazione dei tuoi ragazzi. Un abbraccio Mariagrazia

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  35. Le tue storie mi hanno emozionato in un modo che non riesco a spiegare. Da una parte la loro struttura fiabesca, il c'era una volta, il linguaggio semplice e pulito mi hanno riportato indietro nel tempo e mi hanno spalancato le porte dell'infanzia. Questa è stata la prima, fortissima emozione. Poi la forza nascosta nelle parole, il ritmo musicale con cui ti avvolgono e ti conducono per mano in una realtà che a volte spaventa perchè alcune delle tue storie sono dure senza mai perdere la dolcezza che ti contraddistingue e in quella durezza riconosci il mondo reale. Questa è la seconda emozione. La consapevolezza di quello che eri e che poi sei diventato. E mi sono chiesto cosa è successo nel frattempo? Ho vissuto. Ho commesso errori, ho amato, lo ferito, ho teso la mano, ho girato la testa. L'emozione più grande è arrivata con questa ultima storia. Ho camminato accanto al vecchio, ho osservato la morte, ho immaginato gli anni della guerra, ho provato un dolore sordo e insopportabile all'idea di quello che noi uomini siamo cpaaci di fare. Sono un padre. Basta questo. Ho avuto paura, ho sentito la disperazione prendere forma, ho sentito il dolore diventare mio. Tutto questo in un racconto breve, un capolavoro, come lo hanno definito gli altri lettori. Mai una parola di troppo. Sarebbe stato così facile commettere un fallo, calcare la mano, ma la tua storia è perfetta. Da oggi anche la morte assume ai miei occhi un aspetto diverso. Forse smetterò di averne paura

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    1. Ciao Luca R, il tuo commento racchiude tutto ciò che ho pensato e provato e che non sarei mai riuscita a scrivere. Se posso lo faccio anche mio perchè ho provato le stesse sensazioni e quando ho riletto al storia la seconda e poi la terza volta ho scoperto cose che mi hanno emozionato ancora di più. E' un po' come una matrioska, lo sono tutti i racconti e tutte le favole di questo blog, non cerdi?
      Simona

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    2. Luca R, l'emozione me l'hai data tu scrivendo forse uno dei commenti più belli. Quando si racconta una storia il pensiero corre sempre a ciò che gli altri vedranno e proveranno nel leggerla. Dire che si scrive per se stessi non è del tutto vero vero. Si scrive per se stessi e per gli altri perchè come disse qualcuno, una storia non esiste se non viene raccontata. Ora so che, e lo dico a tutti quelli che hanno scritto qui, che sono riuscita a portarvi in un mondo lontano e a vedere quello che vedevo io, a provare quello che ho provato io mentre la scrivevo. Quale soddisfazione può essere più grande? Non è una storia facile e questo rende i vostri commenti ancora più emozionanti. Un garzie di cuore a te, Luca, a Simona e a tutti quelli che hanno dedicato tempo a raccontare quello che hanno provato. Non avete idea di quanto sia importante.
      Grazie Claudia

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  36. L'anima contiene tutto il dolore di un uomo. Superba

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  37. Bella e dolorosa da entrarti dentro. Magnifica

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  38. Assolutamente perfetta commovente incredibile ti blocca il respiro

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  39. Io ho amato questa storia dalla prima all'ultima parola!!! MERAVIGLIOSA!

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  40. Ho il cuore a pezzi, Claudia e gli occhi lucidi, ma l'emozione che ho provato leggendo questa storia è stata potentissima. Il vecchio e la Morte che cammino fianco a fianco, che non si respingono, che condividono ricordi e silenzi, una morte molto umana, quasi fanciulla, un dolore che si respira fin dalle prime righe e che ti esplode dentro alla fine. E' un capolavoro

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    1. Scriverla non è stato facile, ma ora so di essere davvero riuscita a dar vita a qualcosa che avevo dentro da molto molto tempo. Grazie Cris

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  41. E' la storia più bella e terribile che io abbia mai letto

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  42. Meravigliosa e terribile allo stesso tempo

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  43. Saper scrivere così è un'arte

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  44. E' una storia di rara bellezza. La figura della Morte mi ha colpito moltissimo per i suoi tratti umani e fanciulleschi. La delicatezza con cui hai trattato un argomento tanto difficile e doloroso rende questa storia meravigliosa. Sei proprio brava.
    Davide

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  45. Bella da togliere il fiato.
    Fabrizio

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  46. Lo so che lo hanno già scritto, ma non importa. Che storia IMMENSA!

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  47. Sai quante volte l'ho riletta?. E' emozionante, è toccante, è bellissima

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  48. Una storia straordinaria! stracomplimenti

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  49. La più bella di tutte. Sotto ognuna delle tue storie avrei voluto scrivere qualcosa perchè in modo diverso ognuna di loro ha toccato una corda. Questa è un capolavoro,è un capolavoro il modo in cui hai saputo rendere la morte umana. La cura delle parole, la delicatezza con cui narri una storia terribile. Complimenti dal profondo del cuore.

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  50. Bellissimo e doloroso. Ho camminato accanto alla morte e al liutaio per tutti il tempo del racconto. Ero dentro la tua storia e sentivo e respiravo all'unisono con loro. Ho anche sentito la musica. Alla fine avevo gli occhi lucidi.Non mi capita spesso.

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  51. Racconto davvero straordinario

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  52. Li ho letti tutti, dal primo all'ultimo. E' stata una scoperta. Bellissima e apprezzatissima la scelta di dividere con tutti ciò che i libri hanno terminato di poter fare. Personalmente mi viene da chiedere perchè questi libri non siano andati in ristampa, ma pochi editori sono illumiati oggi giorno, Quindi grazie per averceli regalati ma torniamo alla letturadei tuoi testi e in particolare a questo. Sono bellissimi, tutti con più piani di lettura, tutti di una delicatezza rara di questi tempi. Il liutaio è il mio preferito, ma li ho amati tutti. Forse ripeto ciò che altri ti hanno già scritto, ma non importa. Il modo in cui hai reso umana la Morte è incredibile. Ho smesso di averne paura per un attimo, ho pensato: cavolo forse è davvero così, forse non ho mai pensato che la morte è arte della vita di ognuno di noi fin dal momento in cui veiamo al mondo. Forse non dovrei averne paura. Non mi rimane che dire che aspetto altre tue storie... spero prestissimo

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  53. Di una bellezza toccante

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  54. Ho sperato fie alla fine. Ma era giusto che finisse così. E' perfetta

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  55. Devastante, ma splendida!

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  56. Bellissima Claudia. Bellae tanto dolorosa

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  57. La tua morte non mi spaventa. Concordo con tutto quello chehanno scritto gli altri lettori. Sei stata grandissima
    Stefano

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  58. Bello da far male al cuore e all'anima

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  59. L'amore di un padre ...

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  60. Mi prenderò il tempo lo giuro di scrivere ciò che questa storia ha scatenato in me. Sono ancora scosso. E tanta tanta roba

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  61. Dolorosamente bellissima!

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  62. Non ho più paura della Morte

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  63. Ho trovato il link a questa storia straordinaria su google+. Ho passato tutta la serata a leggere le tue storie e le tue fiabe e ti faccio i miei più siceri complimenti. Sono bellissime. Mi riservo Senza rumore e Spiriti per il week end. Sei bravissima

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  64. Meraviglioso e straordinario il modo in cui usi le parole per dipingere emozioni. Incredibile e indimenticabile la figura della morte.

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  65. Io ho pianto. Questa tua storia mi è entrata sotto la pelle e nel cuore. Sei bravissima. Anna

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  66. Vorrei poter trovare le parole giuste per descrivere quello che questa storia mi ha scatenato dentro, ma non sono brava in queste cose. E' semplicemente bellissima. Un capolavoro. Brava!
    Susi

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  67. Creatura meravigliosa la tua morte.

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  68. Toccante e meravigiosa. La porterò nel cuore per molto moltissimo tempo.
    Tiziana

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  69. Incontrare la morte e fare con lei un pezzo di cammino.
    Cambierebeb molte cose.
    Storia dolcissima e meravigliosa
    Dina

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  70. Come può essere una storia tanto sconcertante e dolce insieme?

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  71. Hai trattato in tema difficile su cui centinaia di persone se non migliaia, hanno scritto ed era rischioso. Cadere nella banalità e nella retorica sarebbe stato facilissimo eppure tu sei stata in grado di commuovere e stupire con una storia originale scritta con grande rispetto e delicatezza. Aggiungerei maestria. Ci vuole talento. Chapeau

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  72. Tremenda e struggente.

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  73. Bellissima! Complimenti!
    (Lorenzo)

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  74. Straziante e dolcissima insieme.

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