martedì 20 dicembre 2016

Il cancello



 Patrocinato da Amnesty International
Per aver reso con dolcezza la complessità, dolorosa ed emozionante, dell'incontro, dell'accettazione e dell'integrazione delle diversità oltre l'inevitabile paura verso cosa e chi non si conosce."   
www.amnesty.it



C'era una volta una bambina che viveva in un strano, bellissimo paese nascosto da un antico e fitto bosco dove le querce mormoravano nelle notti d'autunno e cantavano quando il vento si alzava dal mare.
Ma quel mare, lei non lo aveva mai visto. Non sapeva neanche che esistesse.
Il suo mondo iniziava e finiva là dove la strada lastricata si interrompeva. Sul vecchio cancello di ferro che segnava il confine del paese, pendeva un cartello arrugginito con la scritta:
Mondo di là
 
Intere generazioni di bambini avevano fissato quel cartello con un misto di curiosità e timore, chiedendosi cosa sarebbe accaduto se lo avessero varcato.
Non tornerai più”, rispondevano semplicemente i genitori.
Troverai solo silenzio”, dicevano i vecchi.
Ti perderai,” mormoravano gli altri.
Eppure nessuno aveva mai proibito ai bambini di socchiudere il cancello e sbirciare nel Mondo di là. Perché avrebbero dovuto voler andare via? Vivevano in un paese felice e pieno di colori, dove i giardini erano curati e sempre in fiore, dove le strade profumavano di torta alle mele e glassa di cioccolato, dove le persone sorridevano sempre e tutto era perfetto e sicuro.
Nel Mondo di qua non accadevano cose brutte. La vita dei suoi abitanti era scandita dal lento susseguirsi delle stagioni. Cambiavano i profumi e cambiavano i rumori, le strade si riempivano di foglie colorate che scricchiolavano sotto le scarpe, i camini cominciavano a fumare e la neve portava con sé il profumo di legna bruciata e caldarroste.
La panetteria sulla piazza sfornava ogni mattina lunghi filoni di pane croccante, il pasticciere sollevava nuvole di zucchero vanigliato che si facevano strada attraverso il comignolo e si disperdevano nell'aria, il grande orologio al centro della piazza segnava il tempo con un complesso e invisibile meccanismo a carillon che regalava agli abitanti, allo scoccare di ogni ora, una melodia appena sussurrata.
Ogni mattina il vecchio poliziotto coi baffi arricciati all'insù prendeva per mano i bambini più piccoli e li accompagnava a scuola. I giardinieri sostituivano le piante sfiorite con piante sempre nuove, più belle e colorate e ogni notte, prima che il sole risorgesse, decine di netturbini tiravano a lucido le strade, facendo scomparire da terra l'unico vero pericolo di quello strano paese: le pozze d'acqua. Perché l'acqua, con il sole che vi si riflette, diventa uno specchio e nessuno in quel paese, da molto molto tempo, possedeva qualcosa che potesse riflettere la propria immagine. Non esistevano fontane, il piccolo lago al centro del parco era stato prosciugato, i vetri delle finestre e le vetrine dei negozi impedivano di specchiarsi e ogni possibile superficie lucida era stata resa opaca.
Le persone crescevano e diventavano adulte senza sapere com'era fatto il loro volto.
Ma che importanza aveva? I loro sensi erano appagati da centinaia di profumi e colori, dai sorrisi delle persone che incontravano ogni giorno, dal suono delle loro risate e del carillon dell'orologio e, col tempo, la curiosità di conoscere il proprio volto sbiadiva, cancellata un po' per volta dall'unico ammonimento, che con la stessa dolcezza di una litania, veniva loro ripetuto fin dall'infanzia: 
 
Tu sei ciò che pensi.

Tu sei le parole che dici.

Tu sei ciò che hai nel cuore.

Il resto, figlio mio, è vanità.

E la vanità è il seme del male.

Veniva loro insegnato come essere gentili ed educati. Veniva insegnato loro come comportarsi e parlare. Ed era facile, in un mondo perfetto, cancellare un po' per volta, tutte quelle parole che potevano confondere o far nascere dubbi.
Come stelle, le parole, vennero mutilate. Una punta per volta finché non ne rimaneva solo una, a cui veniva concesso di brillare per indicare l'unica strada giusta.
Nel Mondo di qua, come recitava la litania, si era ciò che si diceva e si pensava. Ma ciò che si pensava era già stato deciso dalle parole che si potevano usare.

Accadde in un freddo giorno d'inverno. Una bambina con le trecce nere e lucide scarpette rosse percorse la strada lastricata verso il limitare del paese alla ricerca di un ramo di pungitopo da appendere alla porta di casa. Nessuno, però, sembrava della dimensione giusta.
Arrivata davanti al cancello che divideva i due mondi, la bambina si fermò, infreddolita, e con cautela avvicinò il viso alle sbarre per vedere se dall'altra parte, non troppo lontano, ci fosse una pianta di pungitopo da cui prendere un ramo.
Lo vide proprio all'inizio del fitto bosco e pensò che si sarebbe trattato di pochi, pochissimi passi.
Non mi perderò, si disse. E' talmente vicino che posso camminare all'indietro così da non perdere mai di vista il cancello.
Chiuse lentamente le mani intorno alle inferriate del cancello e, con un lungo respiro, lo scavalcò senza troppa fatica. Quando i suoi piedi atterrarono sulla morbida terra del Mondo di là provò una strana sensazione. Ma non conosceva il significato della parola libertà. Era una di quelle parole che il Mondo di qua aveva cancellato.
Girò le spalle verso il bosco e mosse il primo passo all'indietro, tenendo lo sguardo fisso sul cancello.
Non accadde nulla.
Mosse un altro passo e poi un altro ancora.
Il cancello era sempre lì.
Sembrava guardarla.
Contò venti passi, cercando di controllare il ritmo del proprio respiro, poi si fermò e con la mano scossa da un lieve tremore, afferrò il ramo di pungitopo e cercò di spezzarlo. Due grandi gocce di sangue caddero per terra.
La bambina si portò la mano alle labbra e cercò con gli occhi qualcosa con cui pulirsi. Solo allora sentì un mormorio di acqua che scorreva.
Guardò quello che doveva essere un ruscello alle sue spalle, poi guardò di nuovo il cancello e valutò che altri dieci passi non l'avrebbero portata tanto più lontano. Conosceva la parola ruscello, ma non ne aveva mai visto uno. I vecchi del paese raccontavano che molti anni prima un bambino ero annegato in un ruscello in piena e che per evitare che accadesse di nuovo, lo avevano riempito di terra, così come avevano fatto col laghetto nel parco.
Doveva perciò stare molto attenta.
Mosse i dieci passi, uno dopo l'altro, senza mai perdere di vista il cancello e, quando sentì il rumore dell'acqua abbastanza vicino, si girò e si inginocchiò accanto al ruscello.
Immerse la mano nell'acqua, osservando con stupore infantile la danza di luci sulle increspature a cui dava vita muovendo le dita sott'acqua. Forse il bambino era annegato per quel motivo. Forse era stato ipnotizzato dalla magia di quelle luci o forse le aveva scambiate per lucciole e aveva cercato di prenderne una.
La bambina ritrasse velocemente la mano.
Lentamente le increspature si fecero più deboli fino a scomparire del tutto e sulla superficie dell'acqua cominciò a prendere forma l'immagine di un volto.
La bambina allungò la mano per toccarlo. Le increspature lo cancellarono.
Vuoi davvero vederlo?” chiese una voce alle sue spalle.
La bambina si girò di scatto.
Il bosco alle spalle era immobile.
Guardò più attentamente, frugando con gli occhi tra gli alberi. “Chi sei?”
Appartengo al Mondo di là”, rispose la voce dal bosco.
Non ti vedo. Dove sei?”
Abbastanza vicino perché tu possa sentirmi, abbastanza lontano perché tu non possa vedermi”.
Perché?”
Perché sono diverso da te”.
Io non ho paura”, disse la bambina, forse più per farsi coraggio che per convincere l'ombra che si nascondeva tra gli alberi.
So che non hai paura”, disse la voce con gentilezza. “Hai scavalcato il cancello”.
Mi stavi spiando?”
La voce sorrise. “Sono passati molti anni da quando l'ultimo di voi ha varcato quel cancello”.
Come fai a saperlo?”
Perché quel qualcuno ero io”, rispose la voce dopo un lungo silenzio.
La bambina si alzò lentamente in piedi, senza smettere di cercare con lo sguardo tra i fitti rami. “Allora possiamo essere amici”.
Forse”.
Non ti fidi di me?”
Stai tremando”.
La bambina si strinse nel cappotto. “Fa molto freddo”.
Concediti un po' di tempo,” disse la voce con calma. “Io sarò qui.”
E se non tornassi?”
Allora saprò che non sei pronta. L'incontro tra due mondi è quanto di più grande e sconvolgente esista. Dopo, cambierai. Diventerai una persona diversa.”
Diversa in che senso?”
Come me”. La voce si fece più profonda. “Dopo, io porterò dentro di me qualcosa di tuo e tu porterai dentro di te qualcosa di mio. Per sempre”.
La bambina mosse un passo verso il cancello. “Tornerò”, disse con una strana sensazione allo stomaco, poi si voltò e corse via.
Qualche minuto dopo, mentre ripercorreva la strada lastricata che portava verso casa, la bambina si chiese cosa avesse cercato di dirle la voce con quell'ultima frase. A pensarci, c'erano un sacco di cose che non aveva capito bene. Forse la voce aveva una strana malattia che poteva contagiarla, o forse gli era successo qualcosa di così terribile da sfigurarlo. Forse era uno spirito malvagio e allora lei sarebbe scomparsa nel nulla e nessuno avrebbe mai saputo che fine avesse fatto.
Quella notte la bambina si girò e rigirò nel letto senza riuscire a prendere sonno. Era una voce gentile, calda come il vento d'estate. Se avesse voluto farle del male, non sarebbe rimasta nell'ombra. Si guardò i graffi sulla mano e solo allora ricordò che la voce le aveva chiesto se voleva davvero vedere il volto nell'acqua. Ma di chi era? La bambina sbarrò gli occhi nel buio e si mise a sedere.
Il mio volto, pensò. Quello era il mio volto!
Corse in cucina, riempì una brocca di acqua e cercò di specchiarsi. Aveva avuto il proprio volto davanti agli occhi e non lo aveva riconosciuto. E come avrebbe potuto? Se solo non avesse cercato di toccarlo, forse lo avrebbe visto.

Tu sei ciò che pensi.

Tu sei le parole che dici.

Tu sei ciò che hai nel cuore.

Il resto, figlio mio, è vanità.

E la vanità è il seme del male.

Il giorno dopo la bambina tornò là dove la strada lastricata si interrompeva, scavalcò il cancello e stavolta camminò senza voltarsi verso il punto esatto in cui aveva sentito la voce il giorno prima.
Non guarderò il ruscello, promise a sé stessa. Non lascerò che la vanità metta radici nei miei occhi.
Il freddo si era fatto più intenso.
Sei tornata”, disse la voce nascosta nel bosco.
Ho mantenuto la promessa”.
Non era una promessa.”
Cos'era, allora?”
Hai scelto”.
Parli sempre così difficile?” disse la bambina, girando su se stessa alla ricerca della voce.
Avevo la tua età quando ho scelto in che mondo vivere.”
Mi stai chiedendo di fare la stessa cosa?”
No”.
Allora non capisco”.
Cominceremo dalle parole. Nei nostri mondi hanno significati diversi. Nel tuo ogni parola è una corolla senza petali. Nel mio ogni corolla ha decine di petali. Questo confonde.”
La bambina sorrise: “Credo di poter sopportare un po' di confusione”.
E niente è perfetto e colorato come nel tuo. Tutto è più difficile.”
E' più difficile perché sono più difficili le parole?”
Voi avete poche parole. Una volta non era così. Un po' per volta le avete cancellate, forse perché è più facile dare un ordine al mondo con poche parole. Ma avete spogliato la vostra anima delle luci e delle ombre”.
Il Mondo di qua è pieno di colori”, gli ricordò la bambina.
E tu?” chiese la voce con dolcezza. “Di che colore sei tu?”
La bambina esitò un attimo, poi strinse le palpebre e cercò con tutte le forze di pensare a un colore. “Rosso.”
Perché?”
Perché le mie scarpe sono rosse”.
Ma tu non sei ciò che possiedi”.
Lilla come i ciclamini del parco”.
Pensaci bene. Non puoi essere quello che ti circonda”.
La bambina rimase in silenzio per un tempo lunghissimo prima di riaprire gli occhi. “Io non ho colori”, disse quasi sottovoce.
L'orologio in piazza scoccò le cinque. Uno stormo di corvi si levò dal Mondo di qua e la bambina si alzò di scatto: “E' tardi. Devo andare.”
E mentre ripercorreva troppo lentamente la strada lastricata che conduceva verso casa la bambina pensò che c'era qualcosa di infinitamente triste nel non avere un colore.
Forse avevano cancellato il suo colore.

Tu sei ciò che pensi.

Tu sei le parole che dici.

Ma, se avevano cancellato le parole, allora avevano intrappolato i pensieri in un posto buio. E senza luce ogni cosa è destinata a morire.
La bambina sentì due lacrime bruciarle contro le palpebre.
Il giorno dopo vagò senza meta lungo le strade del paese, alla ricerca dei profumi, dei suoni e dei colori che erano stati la sua vita fino allora. Perché tutto sembrava diverso e improvvisamente più lontano?
Forse non sono un colore”, disse quel pomeriggio, addentrandosi un po' di più nel bosco. “Forse sono un profumo.”
E che profumo?” domandò la voce.
Ho pensato al pane appena sfornato, ma ci ho messo degli ingredienti tutti miei. Un po' di pepe, per esempio. Il pepe pizzica come la curiosità. Poi una spolverata di cannella, dolce come una carezza. E il sale. Il sale brucia sulle ferite e si nasconde nelle lacrime. E' come un segreto.”
Credi che un segreto possa ferire?”
La bambina abbassò lo sguardo sulle sue scarpette rosse in mezzo al manto di foglie ghiacciate e, dopo un attimo di esitazione, disse: “Un segreto ti cambia. Cambia il modo in cui vedi le cose”.
E le lacrime?”
Le lacrime sono le parole che non riesci a dire”.
Per questo bruciano?”
Forse il sale nelle nostre lacrime c'è per questo motivo”, disse la bambina. “Per cancellare ciò che non riusciamo a dire”.
Nubi nere si addensarono all'orizzonte. Il vento si fece più freddo.
Per un lungo momento nessuno dei due parlò.
Anche l'oceano”, disse l'ombra dal bosco, “come le lacrime, è fatto di acqua e sale. E' immenso, profondo, sconfinato. Nelle notti di tempesta ruggisce come un leone e inghiotte chiunque cerchi di sfidarlo. Ma quando è calmo racconta di uomini e civiltà che vivono lontano, di profumi, suoni e colori diversi dai nostri, di guerre e disperazione, e di sogni che si avverano”.
La bambina chiuse gli occhi e cercò di immaginare quell'immensa distesa di lacrime salate. Ogni cosa, nel suo mondo era limitata da un confine. La strada lastricata, il cancello, il bosco. Sconfinato era una parola che non conosceva, che non riusciva neppure a pronunciare. Eppure esisteva. Da qualche parte, oltre il bosco esisteva un oceano sconfinato che raccontava storie di mondi lontani.
Chi sei, ombra?” chiese la bambina quasi sottovoce. “Sei tu l'oceano?”
L'ombra esitò. “il mio nome è Daniel”.
L'orologio in piazza scoccò le cinque. Le note del carillon si dispersero nell'aria e uno stormo di corvi neri si sollevò in volo dal Mondo di qua.
La bambina rimase immobile dov'era.
Posso vederti, Daniel?”
Silenzio.
Un debole fruscio mosse l'aria intorno a lei.
Tu sei il mio oceano, pensò la bambina. Tu sei tutti quei mondi di cui non so nulla. Non ho paura. Non ho paura. Non ho paura.
Poi intravide l'ombra uscire dal buio e avanzare lentamente verso di lei.
Daniel.
Avvolto in un lungo, vecchio mantello marrone. Vestito di stracci.
Tu non sei quello che possiedi.
Daniel.
Il volto nascosto dal logoro cappuccio del mantello.
I suoi occhi.
Occhi grandi come pozze d'acqua in cui la bambina vide tutto quello che doveva essere il Mondo di là, la sua sconfinata immensità, i sogni e le paure, le lacrime di dolore e di gioia, le vittorie e le sconfitte, la bontà e la cattiveria, le luci e le ombre.
La bambina mosse un passo verso di lui.
Daniel lasciò lentamente scivolare il cappuccio sulle spalle, lo sguardo fisso in quello della bambina.
Non avere paura”, le disse con voce calda.
Istintivamente lei arrestò di un passo. “Non puoi essere appartenuto al Mondo di qua...”
Sono passati molti anni”.
Cosa ti è successo?”
Ho vissuto molte vite. Di ognuna di esse porto il ricordo”.
Sei... emozionante”, fu la sola cosa che riuscì a dire la bambina e istintivamente sollevò la mano verso il volto assolutamente perfetto di Daniel. Era armonia, equilibrio, incanto. Ciglia lunghe come dita protese verso il cielo, labbra che si erano nutrite di parole dimenticate, zigomi eleganti e gentili, occhi sconfinati e profondi come l'oceano.
L'incontro tra due mondi è quanto di più grande e sconvolgente esista. Dopo, cambierai. Diventerai una persona diversa.
Lentamente, la bambina abbassò il braccio, fissò i graffi sulla mano e si costrinse a riportare alla memoria l'immagine sfocata del proprio volto riflesso nell'acqua del torrente.
Daniel rimase in silenzio.
Sapeva cosa sarebbe successo.
Non avere paura, pregò con una fitta al cuore.
Vide lo sgomento farsi strada negli occhi e nella mente della bambina, sentì un gemito soffocato salirle in gola e rimase immobile a guardarla mentre correva verso il torrente e si inginocchiava tremante sulla sponda.
La bambina si chinò sull'acqua e cominciò a toccarsi il viso, prima lentamente, poi sempre più freneticamente e quando si girò verso di lui, aveva il volto rigato di lacrime. “Come si chiama quello che sto provando?”
Puoi chiamarlo dolore”.
No, voglio la parola cancellata”.
Daniel le si avvicinò. “Si chiama angoscia.”
Fa così male...”
Lo so”.
Cosa ci è successo?”
Nell'isolamento ogni cosa è destinata ad appassire. “
Per un momento la bambina lo odiò con tutte le sue forze. Se solo non lo avesse incontrato, se non avesse mai visto il suo volto, non avrebbe mai saputo com'era.
Brutta. Io sono brutta. Siamo tutti spaventosamente brutti! E non ce ne rendiamo conto. I nostri volti sono deformi...” mormorò la bambina sottovoce.
Tu non sei quello che vedi.”
Allora cosa sono?”
Sei un'anima in gabbia”.
I miei occhi sono punte di spillo”, disse disperata.
Cresceranno”, le promise la voce.
E come?”
Lascia che si aprano al mondo. Osserva, impara, accogli.”
Le labbra della bambina tremarono.
Ritrova le parole perdute, ascolta senza paura e tendi la mano a chi incontrerai lungo il tuo cammino verso l'oceano. Questo mondo non è perfetto. Ti feriranno e ti umilieranno e ogni volta tu dovrai rialzarti, vedrai persone morire di freddo e fame e non potrai aiutarle. Si chiama disperazione. Proverai emozioni così intense da toglierti il fiato e gioie capaci di lenire anche le ferite più profonde. Si chiama conforto. Incontrerai uomini imperfetti, pensieri che si reggono sul nulla, dovrai misurarti con l'ingiustizia e la disonestà, dovrai imparare che il coraggio ha un prezzo e che la dignità di un uomo è la sola cosa davvero inviolabile.” Daniel si inginocchiò accanto alla bambina. “Non giudicare il tuo mondo. C'è sempre una ragione per cui qualcosa accade. Vivere è come stare in piedi su un'altalena. Sei al sicuro solo se stai fermo. Hanno scelto i colori per nascondere le ombre, hanno piantato un bosco per tenere lontano quello li spaventava. Hanno creato un mondo perfetto per proteggere i figli e i figli dei loro figli da qualcosa che era troppo difficile e doloroso da accettare.”
E l'acqua?” chiese la bambina.
L'acqua ha il potere di riflettere le immagini, come le parole hanno il potere di raccontare chi siamo. Un mondo perfetto, per continuare a esistere, non deve avere memoria”.
E adesso,” disse la bambina, guardando per la prima volta il cancello alle sue spalle. “Cosa devo fare?”
Daniel chinò appena la testa, prese qualcosa da sotto il mantello e glielo porse. “Si chiama conchiglia. E' la parte immortale di una creatura marina. Vive in eterno per custodire il rumore dell'oceano.”
La bambina abbozzò un sorriso e se la portò all'orecchio. L'oceano. Forse non poteva immaginarlo, ma ora poteva sentirlo...
Posso tenerla?” chiese timidamente.
Daniel sorrise. “Questa sarà la tua chiave per il Mondo di là. Qualunque cosa accada, qualunque cosa tu decida in futuro, lei sarà la memoria di un mondo imperfetto che esiste al di là ogni barriera.”
La bambina si alzò e lasciò correre senza fretta lo sguardo dal cancello al bosco, poi di nuovo al cancello, poi ancora al bosco.
Sarai sempre qui?”
Sarò sempre qui”.
Tu sei il mio oceano”.
Non mi hai detto come ti chiami”, chiese Daniel.
Alex”.
Sorrise. “Alex, tu hai l'oceano dentro. Non dimenticarlo mai.”


Era una fredda giornata di fine d'autunno quando un bambino con i capelli chiari come il grano percorse la strada lastricata verso il limitare del paese alla ricerca di alcune pietre magiche per costruire un castello.
Arrivato davanti al vecchio cancello che divideva i due mondi, il bambino si fermò, pensieroso, poi con cautela avvicinò il viso alle sbarre per vedere se dall'altra parte, non troppo lontano, ci fossero delle pietre speciali.
Le vide all'inizio del fitto bosco. Grandi, ovali, perfette.
Pensò che si sarebbe trattato di pochi, pochissimi passi. Nessuno lo avrebbe visto. Nessuno lo avrebbe mai saputo.
Non mi perderò, si disse. E' talmente vicino che posso camminare all'indietro così da non perdere mai di vista il cancello.
Chiuse lentamente le mani intorno alle inferriate, contò fino a tre e scavalcò il cancello, con il cuore che gli martellava in gola. Quando i suoi piedi atterrarono sulle foglie del Mondo di là provò una strana sensazione. Ma non conosceva il significato della parola trasgressione. Era una di quelle parole che il Mondo di qua aveva cancellato molti anni prima.
Girò le spalle al bosco e mosse il primo passo all'indietro, tenendo lo sguardo fisso sul cancello.
Mosse un altro passo e poi un altro ancora.
Il cancello sembrava guardarlo.
Contò venti passi, poi si chinò accanto al mucchio di pietre magiche e le toccò con la punta delle dita.
Sono troppo sporche per metterle in tasca, pensò e in quel momento colse qualcosa che prima gli era sfuggito: un mormorio di acqua che scorreva.
Guardò di nuovo il cancello e valutò che altri dieci passi non l'avrebbero portato tanto più lontano.
Doveva stare molto attento. L'acqua aveva uno strano, sinistro potere sui bambini. Non ricordava esattamente quale, ma ricordava le storie raccontate dai vecchi del paese.
Raccolse le pietre e, uno dopo l'altro, mosse a ritroso i passi che lo separavano dal rumore.
Il cancello non smetteva di guardarlo.
Si inginocchiò sulla sponda del ruscello e vi immerse con grande attenzione le pietre, osservando come ipnotizzato la danza di luci sulle increspature dell'acqua.
Poi le increspature si calmarono e sulla superficie dell'acqua cominciò a prendere forma l'immagine di un volto.
Istintivamente il bambino allungò la mano per toccarlo. L'acqua si mosse. Il volto scomparve.
Vuoi davvero vederlo?” chiese una voce alle sue spalle.
Il bambino di girò di scatto.
Il bosco alle sue spalle era immobile.
Chi sei?”
Appartengo al Mondo di là”, rispose la voce dal bosco.
Io... io non ti vedo. Dove sei?”
Abbastanza vicino perché tu possa sentirmi, abbastanza lontano perché tu non debba avere paura”.
Come ti chiami?”
Mi chiamo Alex”.
     
Dedicata alla mia Signora dei cancelli, Egle Farris

Tutti i diritti riservati © Claudia Mancino
Immagine di Anna Bertenasco





51 commenti:

  1. E' semplicemente meravigliosa

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  2. Questa storia ha una forza straordinaria. Mi sento profondamente commossa.

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  3. Solo brividi e tanta tanta emozione
    Laura

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  4. Mi viene in mente Aleppo. Mi vengono in mente così tante cose che il cuore piange. Emozionante.

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    1. Aleppo ha dato vita a questa storia, Anonimo

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  5. Una storia che racconta chi siamo diventati. Chapeau

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  6. E perfetta nella forma e nella sostanza, delicata, fortemente simbolica,per chi sa guardare oltre anche spietata nel dipingere un mondo che noi stessi abbiamo creato. Occhi piccoli, perfezione estetica, manipolazione del linguaggio, paure. Aver ricevuto il patrocinio di Amnesty International è un onore immenso. Ma non poteva essere altrimenti. Questa favola è un vero capolavoro.
    Complimenti
    Clara

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    1. Sì, il patrocinio di Amnesty è stato il più importante ed emozionante riconoscimento che potessi mai sperare di ottenere. Grazie Clara.

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  7. Questa favola è lo specchio del nostro mondo. Un mondo che non vuole più vedere, che scegli di cancellare tutto ciò che disturba e spaventa. Gli occhi piccoli, i colori per confondere, le parole spogliate. E' una favola meravigliosa, profondissima e il personaggio di Daniel mi è rimasto nel cuore. ma quanto sei brava?
    Manuela

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    1. Daniel è ciò che spero i nostri figli avranno il coraggio di diventare, Manu.

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  8. Dico solo brividi per l'intensità, la dolcezza che hai saputo racchiudere in questa favola che porta con sè un universo. Il popolo dei muri, il popolo che mente a se stesso e ai prorpi figli perchè accettare il diverso e tendere la mano viene percepito come perdita di qualcosa. Siamo diventati dei mostri attaccati alle nostre certezze e ai nostri agi e non ci importa tutto quello che accade oltre il cancello. Il mondo di là non deve disturbare. Siamo disposti a rompere gli specchi pur di non vedere quello che siamo diventati. Hai idea di quanto è enorme quello che hai scritto? E sei riuscita a rendere tutto dolce, nonostante la crudeltà insita all'essere umano. Alla fine avevo gli occhi lucidi perchè questa storia porta con sè una speranza ed è il messaggio più bello e importante che tu potessi dare.
    Sei proprio una bella persona, Claudia. Ognuna delle tue storie è entrata a far parte della mia vita insegnandomi a guardare le cose in modo diverso.
    Giacomo Siani

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    1. Un giorno, Giacomo, dovremo rendere conto ai nostri figli di ciò che abbiamo fatto

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  9. Io mi sono persa nelle parole di Daniel quando racconta alla bambina del mondo di là. Poche righe in cui tu hai dato un senso a tutto. Questa favola deve essere portata nelle scuole perchè i nostri figli capiscano gli errori che abbiamo commesso noi.
    Meravigliosa

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    1. E siamo noi a dover mostrare loro la strada per cambiare, non credi?

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  10. Impossibile trovare le parole per descrivere l`emozione che ho provato. Ho ancora il cuore in subbuglio e gli occhi umidi.

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  11. Questa non è una favola, è qualcosa che va al di là, che ti emoziona e ti scava dentro, che smuove e fa riempie il cuore, che commuove e fa riflettere, che riempie di brividi e spalanca la porta su un mondo che noi stessi abbiamo costruito. Occhi piccoli come punte di spilli. Siamo davvero diventati così. Disposti a tutto pur di non vedere.
    E' bellissima
    Simona Gangini

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    1. Abbiao scelto la strada più facile, Simona

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  12. Quanto disincanto dietro un mondo incantato.
    Straoridnario

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  13. Ho davvero avuto i brividi, dall'inizio alla fine.
    Mi sembrava di vederlo quel paese perfetto e colorato.
    E poi l'ombra col cappuccio e il modo di là.
    La tua descrizione del mondo di là è la cosa più bella che abbia mai letto.
    Complimenti Claudia. Di rarissima bellezza
    Tizi
    Ps: Buon Natale e alla prossima storia... spero prestissimo

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    1. Anche se un po' in ritardo un Natale anche a te, Tiziana

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  14. Che bel regalo di Natale ci hai fatto!!!
    Ciao scrittrice straordinaria, ti adoro

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  15. Stregata dal modo in cui sai usare le parole per dar vita a un'incantesimo

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  16. Tu sai strappare il cuore e la coscienza delle persone

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  17. Ho avuto i brividi dall'inizio alla fine, Claudia e uno strano nodo alla gola. E' la storia più intensa ed emozionante e bella che io abbia mai letto. Le mie parole non renderanno mai giustizia a quello che ho provato, a quello che hai scritto perchè è un capolavoro e sono felice che tu abbia avuto il patrocinio di #AmnestyIntrnational perchè questa storia merita di viaggiare per il mondo. Cancellare le parole, ingannare con i colori, impedire che un'intero paese sappia che volto ha. E' oltre il genio ed è specchio di un mondo che esiste davvero. Il mondo di qua dove vogliono che abbiamo paura di persone come Daniel e Alex perchè la loro conoscenza, le loro storie e le loro emozioni potrebbero ricordare a noi tutti cosa siamo diventati. Mi hai emozionato come mai mi era successo leggendo qualcosa e mi hai commosso. Sei una scrittrice meravigliosa e un'anima delicata. Codividerò questa tua favola perchè arrivi il più lontano possibile e perchè trovi persone capaci di essere Daniel e Alex in un mondo che respinge il diverso e cresce le nuove generazioni nel timore di ciò che non conosce.
    Il mio più grande augurio è che tu possa con questa storia spazzare via tutti i muri e i cancelli che abbiamo costruito.
    Grazie di cuore
    Federico

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    1. Un passo alla volta, un muro alla volta.
      Buon anno Federico e grazie

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  18. Bella bella bellaaaaaaaaa

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  19. Che anima bella aei Claudia

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  20. Meravigliosa la motivazione del patrocinio di Amnesty international!! Che storia bellissima...

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  21. Storia meravigliosa. Mi permetto di portarla a scuola e farla leggere ai miei ragazzi.

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  22. Che storia meravigliosa!!!

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  23. La motivazione si Amnesty racchiude tutto. Storia bellissima

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  24. Non dimenticherò mai le parole di Daniel.
    Sei bravissima

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  25. Una storia incantevole Claudia: sei una scrittrice di talento, davvero molto bella!

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  26. Questa è stupenda!

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